Se ci fossero più persone come il Comandante De Falco e meno Schettino, l'Italia sarebbe un paese diverso, certamente un paese normale, migliore e con meno tragedie alle spalle.
Ciao a tutti e benvenuti!!!
Questo blog nasce con lo scopo di poter diventare un luogo d'incontro e discussione (in totale libertà e nel rispetto di ognuno) di tutti coloro che vogliono condividere riflessioni, idee, impressioni e quant'altro d'interiore possa riguardare la nostra esistenza in ogni sua sfaccettatura, forma o aspetto si manifesti: sociale, civile, politica, storica, economica, filosofica, artistica, ecc. gettando così una "rete" sulla nostra vita quotidiana che serva, nel nostro piccolo, a comprenderla meglio, dove e se possibile cambiarla, modificandola e rendendola migliore...appunto, IL MONDO CHE VORREI.
martedì 17 gennaio 2012
domenica 8 gennaio 2012
CARCERI, la foto che non doveva uscire

Il Blog ilsimplicissimus2.wordpress.com ha pubblicato il 04.01.2012 ciò che doveva rimanere purtroppo segreto: la foto di una delle celle di sicurezza presso i posti di Polizia, quelle che secondo il Ministro Guardasigilli odierno, dovrebbero diventare non più luoghi di detenzione d'emergenza ma una vera e propria succursale del sistema carcerario.
Come si può osservare, passare anche soltanto 48 ore all'interno di un cubicolo del genere, è qualcosa che siamo abituati a pensare possibile soltanto in paesi del quarto mondo e in situazioni delle quali sinceramente noi pensavamo di esserci emancipati; ma proprio per questo se n'è parlato tanto sui giornali senza che mai nessuna immagine visualizzasse la realtà, c'era in effetti una sorta di divieto di pubblicazione, superato per fortuna dalla rete e dai blog.
http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/04/la-ministra-canara/
NUOVO DISASTRO AMBIENTALE

— mondo
La Rena si è spezzata
La poppa della nave cargo incagliata da mesi al largo della Nuova Zelanda si è staccata, ora si teme un nuovo disastro ambientale
8 gennaio 2012
La nave cargo Rena, incagliata dal 5 ottobre a circa 23 chilometri dalla costa di Tauranga, nella Nuova Zelanda settentrionale, si è spezzata in due a causa del cattivo tempo e delle onde del mare alte circa sei metri. La poppa si è staccata dal resto della nave e ora le due parti si trovano a una distanza di quasi 30 metri. Almeno 200 degli oltre 800 container della nave si sarebbero rovesciati in mare. Ora si teme che il resto del carburante ancora a bordo, circa 385 tonnellate, possa riversarsi anch’esso in mare, come già accaduto nei giorni immediatamente successivi all’incagliamento della Rena.
Dall’ottobre scorso, le squadre di soccorso di un’azienda specializzata, la Svitzer, hanno lavorato per settimane per rimuovere il combustibile dalla nave. Sinora erano riuscite a portarne via più di 1.100 tonnellate. Ciononostante, circa 380 tonnellate di combustibile erano rimaste a bordo. Altrettante erano finite comunque in mare nei primi giorni del disastro e avevano raggiunto la costa, causando quello che i giornali neozelandesi hanno chiamato “il peggior disastro ambientale” nella storia del Paese. Nella circostanza erano morti circa 20mila uccelli marini. Un tribunale di Tauranga ha già aperto un’inchiesta contro il capitano e il secondo ufficiale della nave, contro i quali ci sono 16 capi di imputazione, tra cui quello di disastro ambientale.
foto: Maritime New Zealand via Getty Images
giovedì 5 gennaio 2012
La lettera del figlio di un operaio
"Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di martedì 27 luglio 2010)...Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità."
- di Luca Mazzucco - www.libreidee.org
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di martedì 27 luglio 2010)...Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità."
- di Luca Mazzucco - www.libreidee.org
mercoledì 4 gennaio 2012
Un saluto di benvenuto
Ciao a tutti e benvenuti nel mio blog.
Siamo solo all'inizio ma spero che pian piano diventeremo numerosi e soprattutto che diventi il nostro blog.
Vi aspetto!!!
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